YOU ARE THE ARTIST

 

“THIS TOWN IS MY FREEDOM”

PRINCE: A WONDERFUL TRIP

 “Cosa sei andata a fare fino a Minneapolis?”

“Sono andata a cercare l’uomo, certo non la star!”

COMING SOON ⬇️

PRINCE: HE’S BACK!

Blue Darkness

 

“Mettiti qui, vicino a me!” – mi dici, battendo il palmo della mano sul prato, dopo esserti seduto. 

“Eccomi, arrivo subito” – dico, mentre mi avvicino.

Poggio in terra la borsa. Mi siedo a gambe incrociate. L’erba è morbida. Profumata. Piccoli fiori gialli, ovunque. Un minuscolo ragno si sta arrampicando su uno stelo, che si piega, leggermente, sotto il suo peso.

Mi guardo intorno.

Guardo il grande prato verde che mi circonda. Il ciuffo di alberi in cima alla collinetta che ci sovrasta. Il lago Riley, più in basso. L’acqua di un blu profondo, quasi nero.

 

(il capitolo continua, all’interno del libro in preparazione)

CHI SIAMO

 SKIP, aka ALEXANDER NEVERMIND, aka JAMIE STARR, aka PETER BRAVESTRONG, aka Love Symbol, aka The Artist, aka…

(È sempre lui):

Prince Rogers Nelson

 Maria Letizia Cerica: prinsologa dilettante e semplice voce narrante,  in queste pagine

MLC

l'ideatrice di questo blog

 Sempre lui : Prince Rogers Nelson

PRN

Impossibile farne una descrizione in breve: per saperne di più, scendete nella pagina ⬇️

PURPLE PILLS

STORIE, FRAMMENTI,RECENSIONI, IMMAGINI, VIDEO: TUTTI SU DI LUI, PRINCE ROGERS NELSON, IL NOSTRO SKIP, RACCONTATO NELLA SUA DIMENSIONE UMANA E TERRESTRE

Across the street from McDonald’s, Prince spies a smaller landmark. He points to a vacant corner phone booth and remembers a teenage fight with a strict and unforgiving father. ‘That’s where I called my dad and begged him to take me back after he kicked me out’- he begins softly – ‘He said no, so I called my sister and asked her to ask him. So she did, and afterward told me that all I had to do was call him back, tell him I was sorry, and he’s take me back. So I did, and he still said no. I sat crying at that phone booth for two hours. That’s the last time I cried’

(Neil Karlen, “Prince Talks”, Rolling Stone, 1985)

PERCHÉ QUESTO BLOG?

 Proviamo a raccontare un uomo straordinario, un artista visionario, un essere enigmatico: quello che è stato per tutta la sua vita Prince Rogers Nelson. Irrealistico anche solo pensare di riuscire a dire tutto di lui, a raccontarlo, a circoscriverlo in qualche modo, a definirlo in ogni sua parte. Qui dunque spargeremo solo frammenti, curiosità, gusci d’uovo, che cercheranno di dare un’idea di quello che è stato, di quello che ha rappresentato. Per tutti noi. Per quasi 40 anni. E oltre.

...have a purple day...

PURPLE PILLS

(ideato e realizzato da Maria Letizia Cerica) (con abbondanti e generosi interventi dall'alto) ⬆️

PURPLE PILLS: interviste/articoli

Eye-liner

“C’est ce qu’ont bien compris ces animaux artistes qui se maquillent, les humains. Certains motifs du maquillage ne sont pas de pures inventions de l’imagination humaine, des créations arbitraires: ils sont bio-inspirés. Ils accentuent les pouvoirs éthologiques du survisage humain, ils stylisent encore nostre masque animal.

Les deux cas le plus nets sont justement deux amplifications de contraste pour accentuer l’intensité du regard.

La première technique est l’eye-liner. En accentuant le contraste entre pupille et fond de l’œil par l’ajout d’une enceinte féline sombre, il mime la profondeur du regard de la panthère (elle dispose de naissance de cette ligne noire autour de l’œil).

C’est exactement la même structure sombre/clair/sombre qu’utilise le masque naturel du loup.

Hommes et femmes de théâtre fardent de nuit le tour de l’œil avant de monter sur scène: ils savent depuis toujours que cela en accentue l’expressivité.

Mais cette technique a été inventée par l’evolution des millions d’années avant les acteurs, par la lignée des grands félins, comme par d’autres.

L’eye-liner trouve son origine historique dans la poudre de khôl qui fardait les yeux des Égyptiens des deux sexes. Cette filiation est un indice, un détail révélateur d’une filiation plus profonde, qu’on peut pister jusque dans nos salles de bains.

L’Égipte antique était familière des métis d’animaux et d’humains (avec ses dieux thériantropes, à têtes de fauves, d’oiseaux, de serpents…)

Cette culture antique était aussi familière des survisages de la panthère et de l’antilope: c’était leur faune quotidienne.

Et c’est de l’Égypte antique qui provient une part de notre tradition du maquillage des yeux: dessiner le tour de l’œil, comme on le voit sur les fresques, et probablement aussi assombrir les cils.

Il n’est pas imprudent de conjecturer que le trait de khôl égyptien, donc l’eye-liner, est une technique bio-inspirée qui confère volontairement à l’œil humain l’intensité du regard de la panthère. Une technique qui capture le même amplificateur de contraste que l’évolution a peint sur le survisage de grands félins.

Dans une culture où votre déesse a une tête de lionne, où les animaux ne sont pas des bestioles mais des divinités, prendre leur survisage pour modèle dans l’apprentissage d’une expressivité intensifiée fait parfaitement sens.

Jusqu’à aujourd’hui, même les plus obtus ressentent douloureusement la puissance esthétique d’un survisage de panthère.

La tradition antique y a puisé des leçons de beauté, au sens vivant: la beauté comme manière d’habiter une forme.”

Fonte: Baptiste Morizot, “Manières d’être vivant”, Actes Sud, 2020

LA VITA È FATTA DI FRAMMENTI

Frammenti, validi come premessa

Ho sempre ammirato quelli capaci di creare/vedere grandi sistemi, rispetto al mondo circostante. Quelli che riescono a far coincidere tutti i pezzi della loro cosmologia e tutto il loro universo, una volta completato il lavoro, arriva ad assumere connotati netti e precisi. Ascissa, ordinata. Tutto in ordine.

Non sono mai riuscita ad essere così.

Riesco a fissarmi solo sui particolari. L’universale da sempre mi sfugge.

Spesso anche i particolari – nel particolare – mi sfuggono: nel senso che riesco a focalizzarmi sui frammenti, sulle briciole. Passo ore ed ore a guardare le briciole di realtà, analizzandole a volte in modo ossessivo.

Se mi innamoro di un libro, di un film o di una serie, sono capace di guardare e riguardare decine, centinaia di volte una pagina, una scena, l’inclinazione di un viso, una risata, l’intonazione di una voce, come se tutte queste cose – assolutamente slegate dalla visione d’insieme di quell’opera – potessero improvvisamente spiegarmi il senso della vita.

Da quella briciola pretendo di arrivare alla visione d’insieme.

Penso che sia la strada più sbagliata per arrivare al panorama finale. Scendo verso il basso del mio personalissimo Mont Ventoux, sperando di arrivare a vedere un panorama elevato che avrebbe richiesto ben altra strada, ben altro coraggio visivo.

Metto insieme questi pezzi slegati tra loro, nell’assurda speranza che essi possano indicarmi la giusta via.

Sto lì ad accantonarli, li allineo – uno vicino all’altro – sperando che una bella mattina, dopo essermi alzata da un sonno ristoratore, l’illuminazione arriverà, subito dopo essermi stropicciata gli occhi.

Ecco perché non mi riesce di costruire vere storie. Non riesco ad inventare personaggi: riesco a parlare solo di quelli che esistono già e che – a mio parere – costituiscono un campionario sufficiente per uno scrittore.

È già tutto lì: basta armarsi di pazienza ed osservare, ascoltare, trascrivere. La realtà parla da sola.

Lo so, l’eterno dilemma: se l’artista sia specchio o lampada.

Sono specchio o lampada? Un fiammifero, forse.

Ho quaderni pieni di osservazioni sparse, scritte a mano su quaderni bellissimi (quelli sì).

Osservazioni che dovrebbero essere trascritte, riordinate, cercando di dare loro un verso.

E mentre so che questo sarebbe il lavoro a cui dare priorità, mi metto a scrivere una premessa come questa, all’interno della quale prometto di fare ciò che continuo a rimandare.

(e sempre a Petrarca torniamo: ai suoi buoni propositi irrealizzati)

Ma le premesse – si sa – sono bussole indispensabili. Per capire. Per orizzontarsi. Per procedere.

 

PICS FROM MPLS

Stanze del Midwest
...nove ore di viaggio, una notte che nella tua testa non lo è affatto e ti ritrovi a guardare fuori dalla finestra: ti ricordi all'improvviso che sei su un'isola, che quell'isola è in mezzo al Mississippi e che sei nella città di Skip...
Stanze del Midwest
Ed è guardando da quelle persiane che scopri per la prima volta il Mississippi, nella sua grandezza
Il Ponte 1
L'isola in mezzo al Mississippi è collegata alla terraferma da un antico ponte in ferro e legno. Da lì si vede scorrere l'acqua, destinata a percorrere migliaia di chilometri
Il ponte 2
Tra l'isola e la terraferma c'è questo ponte in ferro e legno. Sotto, scorre il Mississippi, placido, limaccioso. Lo osservi, mentre passa sotto i tuoi piedi, trascinandosi dietro qualche tronco raccolto durante il cammino.
Hennepin Bridge
Hennepin Bridge ha un carattere quasi metafisico: fa un salto acrobatico sul Mississippi e ti permette di guardarlo dall'alto, da spettatore minuscolo che immagina contemporaneamente anche altre presenze, oltre alla sua, in altri momenti, in altri tempi
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A LETTER

Dearest Tracy,

thank U 4 your letter. It’s a good feeling 2  know that one’s work is appreciated by others. It’s the main thing that keeps me working. And if I ever make a video with 10-year olds in ’em, you’re invited. (smile)

I would love a picture of you. Don’t worry about what they look like. I take bad pictures all time. I hope U like Purple Rain, it’s a good movie. But, don’t listen 2 the swear words.

Happy birthday, and don’t forget 2 say your prayers. God loves you.

Your Purple friend,

Prince”

...searchin' & findin' Skip in MPLS... (part I)

…sentire scorrere l’acqua, il potere calmante dell’acqua, avere a così breve distanza, praticamente a portata immediata di sguardo, una massa tanto imponente di acqua in continuo movimento, ha avuto su di me un forte potere ipnotico: sono andata di continuo a vederla. Solo chi è cresciuto accanto all’acqua può capirne il fascino irresistibile…

Have a Purple Day

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PILLOLE VIOLA CHE PARLANO DI LUI – DI SKIP – DEL SUO MONDO, DELLA SUA MUSICA

Alphabet St.

PILLOLE VIOLA

RANDOMLY GRABBED POSTS

NEAL + PRINCE:A TRIP IN&OUT A (BOY)MAN (IVparte)

Era una persona complessa. Sicuro. Sicurissimo.

Prince aveva una personalità difficile da comprendere, per chiunque, ad un primo sguardo. Ad uno sguardo superficiale. Specie per chi lo vedesse/incontrasse per la prima volta.

(i pochi autorizzati ad entrare all’interno della sua zona di rispetto e solo per il tempo strettamente necessario, ovviamente, e niente di più)

Come molti di noi – egli possedeva molti strati disposti sotto la sua superficie, ma non permetteva a nessuno di scavare là sotto.

Non lo ha mai permesso a nessuno.

Si celava a tutti, dunque.

Mostrava sempre e soltanto quello che ritenesse utile mostrare in quel momento. Niente di più. E mai troppo a lungo.

In questa intervista che concede nel 1985 – dopo anni di silenzio stampa – a Neal Karlen di Rolling Stone egli decide di sembrare abbordabile. Un ragazzo qualunque, arrivato al successo dopo una serie infinita di dolori e difficoltà.

(la pura verità, a dire il vero)

Uno che fa una vita regolare, fatta di lavoro e lavoro.

(il che è perfettamente vero)

Voleva allontanare ogni diceria sui suoi comportamenti bizzarri ed eccolo lì: il ragazzo della porta accanto, timido, ma accessibile.

(il che è anche – altrettanto e assolutamente – vero, sotto un certo punto di vista)

Questa intervista – come ho sottolineato più volte – è una sorta di unicum. Pochi sono riusciti ad avvicinarlo e ad affiancarlo nel modo in cui Neal Karlen ha potuto fare in quell’occasione. Passando così tante ore con lui. Guardandolo muoversi davanti a lui, senza la mediazione di staff e di assistenti personali.

Prince viveva di distanza.

(continua nella sezione articoli)

The Purple House

TALKING ABOUT SKIP

IL MIO ULTIMO LIBRO: "THE BEAUTIFUL PRINCE" (LUGLIO 2022)

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Have a Purple Day

A NEW NEW NEW STORY!

he's back!

PAGE ONE ONE

“Il tuo passato immaginato da me, il nostro supposto futuro” “C’è un tipo di rapporto, l’unico durevole, in cui è come se tra due esseri umani corresse un invisibile filo telegrafico. Dentro di me lo chiamo: ‘Il filo d’oro’ ” “Tutto ho raccolto di te briciole, frammenti, polvere, tracce, supposizioni, accenti restati in voci altrui, qualche grano di sabbia, una conchiglia, il tuo passato immaginato da me, il nostro supposto futuro, ciò che avrei voluto da te, ciò che mi avevi promesso, i miei sogni infantili, certe sciocche rime sulla giovinezza, un papavero sul ciglio di una strada polverosa” (coming soon)

PAGE TWO TWO

Gràphein, Oràn, Èchein “Cara signora Milena, la pioggia che durava da due giorni ed una notte è appena cessata, forse soltanto provvisoriamente, ma è certo un avvenimento degno di essere festeggiato ed io lo faccio, scrivendo a Lei” “Franz, sbagliato, F sbagliato, Tuo, sbagliato, non più, silenzio, bosco profondo” (coming soon)

SENDING/FINDING LOVE

To: Skip, somewhere-nowhere From: (It’s) me Object: need help&(possibly)love:right now! please-please-please, come here! Caro Skip-del-mio-cuor, here we are. Lo so. Sei lì da un po’, a prendere il sole, nel Giardino. Beatamente. Non vuoi seccature e - credimi - ti capisco benissimo. Le persone come me sono una bella rottura di maroni, come glisserebbe - e con ragione - mio figlio. Però. (coming soon)

IPSE DIXIT: CRUMBS FROM HIS INTERVIEWS

IPSE DIXIT

"Once I made it, got my first record contract, got my name on a piece of paper and a little money in my pocket, I was able to forgive. Once I was eating every day, I became a much nicer person" (1985)
MUSICIAN: And what’s your last name? Is it Nelson? PRINCE: I don’t know. (1983)
About Minnesota: “I was born here, unfortunately.” (1977)
"I believe in teachers, but not for me" (1979)
About concerts: “I really don’t have time to make the concerts" (1977)
“Do you get out much?” “No. Not really.” “What age range of young ladies do you like?” “It doesn’t matter.” (1979)
About studying music: "I’ve had about two lessons, but they didn’t help much" (1977)
"We won’t be able to use that. I hate wasting time. I want to hear that song on the radio" (1977)
About music:“I wanted to make a different-sounding record" (1977)
first time he saw his father performing on stage (Prince was a 5 years old boy): "He was up on stage and it was amazing. I remembered thinking, ’These people think my dad is great.’" (1982)
"I think society says if you’ve got a little black in you that’s what you are. I don’t" (Musician, 1983)
About being a performer: "I wanted to be part of that" (1977)
PRINCE: Probably take a long bath. I haven’t had one in a long time. I’m scared of hotel bathtubs. (‘quale sarà la prima cosa che farai, quando tornerai a Minneapolis?’) (‘con ogni probabilità, un lungo bagno, non ne ho fatto uno per parecchio tempo, mi spaventano le vasche da bagno degli hotel’) MUSICIAN: What do you fear? PRINCE: They just...a maid could walk in and see me.
About school: "To this day, I don’t use anything that they taught me. Get your jar, and dissect frogs and stuff like that" 1983

MY PODCASTS ABOUT HIM

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LAST STUFF

#21 Adonis and Bathsheba

(copertina di Lovesexy: presenta atmosfere simili a quelle di Adonis and Bathsheba)

“Adonis and Bathsheba is about a beautiful man and woman who are in love. It’s inspired by the Bible, the greek mythology and beauty

(B.jeweled – YouTube)

This song makes me feel like I’m walking in garden with bouquet of beautiful flowers!

(Andrea Ronita – You Tube)

This is what people don’t get about Prince, he was constantly working on new material that never seen the light of day, because he put in the Vault and went on the next thing. All this music we are about to hear is light years ahead of it’s time. (…) This is why he will be my favorite artist until the day I die!

(Arvy Crayton – You Tube)

(Amen, mio caro Arvy, concordo con te, parola per parola!)

 

 

(probabile progetto grafico voluto da Prince per questo brano)

Per indicare una mescolanza di tipo culturale, di carattere religioso o di altro tipo, a volte si fa spesso ricorso al termine sincretismo.

Ecco: il titolo di questa canzone è sicuramente di tipo sincretico: Adone arriva dalla mitologia greca, che l’aveva rubato a sua volta ai culti semitici. È figlio di una passione incestuosa, ma è noto anche per l’amore tenace che Afrodite nutrì per lui. Adone, come figure, allude anche al labile confine esistente tra vita e morte.

Betsabea (Bathsheba) ci riporta, invece all’interno della Bibbia, dal momento che questo è il nome della donna che fu dapprima moglie del generale Uria e poi – dopo una vicenda dolorosa e violenta – moglie del re Davide, quindi madre di Salomone.

Prince – nel titolo di questa canzone ha operato un sincretismo, appunto. Tutto suo. Ha unito, come spesso ha fatto per tutti gli anni Ottanta, religione e sesso, Dio e paganesimo. Sesso e preghiera.

È abbastanza difficile riuscire a ricostruire i sottotesti, per chi, come me, non appartiene alla medesima cultura da cui arriva Prince. Difficile capire fino in fondo allusioni e metafore profonde. Allegorie. Semplici associazioni mentali.

Proviamo a provarci.

Innanzitutto, partiamo dai dati tecnici, relativi a questo brano.

Secondo il sito princevault.com, è stato registrato il 27 luglio 1986 al Prince’s Galpin Blvd Studio. Nello stesso giorno sono state eseguite anche le sovraincisioni, da parte di Eric Leeds ed Atlanta Bliss.

Siamo all’interno di quel vorticoso periodo di lavoro in cui si alternano cinque diversi progetti (Crystal Ball, Dream Factory, Sign O’ the Times, Camille, Black Album).

Lo stesso periodo in cui Prince rivoluziona tutto, smantellando i “The Revolution” e riscrivendo, partendo da zero, la sua vita personale.

Una delle sue tante metamorfosi.

Qui Prince ha suonato, come sua abitudine, tutti gli strumenti, ad eccezione della parte relativa alla sezione fiati, curata, come sempre in quegli anni, da Eric Leeds (sassofono, flauto, flicorno) e da Atlanta Bliss (tromba).

(ho avuto l’impressione, ascoltando questo brano, che ci fosse anche l’orchestrazione di Clare Fisher, ma nella scheda tecnica non se ne fa menzione, dunque, con ogni probabilità, quella che a me appariva come un’orchestrazione vera e propria, sarà stata di sicuro frutto del lavoro dei sintetizzatori, unito a quello dei fiati)

Il brano, alla fine, non è mai entrato a far parte di un album specifico ed è restato chiuso all’interno del Vault, fino a quando, nel 2020, non è uscita l’edizione De luxe di Sign O’ the Times, ed è stato finalmente inserito al suo interno, venendo finalmente alla luce, nel suo lussureggiante splendore.

(perché – va detto – è un brano che dà luce alla luce)

Prince non lo ha mai eseguito dal vivo, in nessuna occasione.

La letteratura critica è tutta abbastanza recente, dal momento che arriva da una lettura successiva al 2020, anno di pubblicazione.

In molti casi si fa riferimento ad un giudizio negativo espresso su questa canzone da parte di Susan Rogers (ai tempi tecnico del suono di Prince) che, di lì a poco, nel 1986, si sarebbe allontanata da lui).

Rogers ha giudicato “sappy” – questo brano, zuccheroso.

(e – avrebbe aggiunto – anche un po’ stupidino)

(e, forse, lo è, ma in un senso preciso: in primo luogo va inserito all’interno di una cornice psichedelica, che è la medesima che ritroviamo in alcuni passaggi di Around The World In A Day e, successivamente, anche in “Eye wish U Heaven”, con cui, almeno nell’atmosfera, ha, a mio avviso, degli importanti punti di contatto)

(in secondo luogo, la presunta zuccherosità di Prince è un quid che fa parte della sua natura, del suo sguardo verso il mondo: io parlerei più di naïveté consapevole, per dirla tutta)

Andiamo alle critiche a proposito di questa canzone.

Il sito 500princesongs.com si esprime in questi termini:

Visions of a loved-up Prince playing with his toy box of mythological figurines in a garden of flowers, taking the Greek God of beauty and the biblical wife of King David and smooshing them together to see what happens. Two symbols of lust’s desire, making out. “Mwah! Mwah! What’s this? No bed? Then we’ll just have to stand”. There’s an innocent playfulness about Adonis & Bathsheba; a vulnerability which didn’t help it survive after getting dashed on the rocks of cynicism late on in its gestation

(mi pare un’analisi molto interessante: questa canzone è una sorta di esperimento, all’interno del quale Prince ha unito due simboli di lussuria, che arrivano da due mondi diversi e lui ha solo voluto vedere l’effetto che questa unione avrebbe prodotto)

(c’è anche un’allusione al contrasto tra la dolcezza della scena raccontata e la spietatezza delle decisioni che, in quello stesso momento, Prince stava prendendo sulla sua carriera e la sua vita personale)

Arriva – ad un certo punto – anche l’analisi del punto di vista espresso da Susan Rogers.

When Susan Rogers, Prince’s engineer at the time, first heard it she burst into laughter believing it to be ‘sappy and just plain silly’ and this reception is the most likely reason for it being subsequently left to gather dust. An unfortunate fate as it truly gets better with every listen and what sounds saccharine during first impressions sounds divine by the third date

(una osservazione importantissima, questa, da parte del critico: ci sono delle meravigliose canzoni di Prince – penso immediatamente a Time, ad esempio – che ad un primo ascolto sembrano, appunto, cariche di saccarina, ma solo al secondo-terzo ascolto, rivelano in pieno la loro grandiosità, fenomeno, questo relativo a Prince, quasi unico nel mondo della musica)

Prince may have quickly abandoned the song but he thought highly of the lyrics, reprinting them as a poem in a one-off magazine seven years later and telling Eric Leeds that they were some of the best he’d ever written. And with sumptuous phrases like “for them there is no morning, only night decisions so grand” or the “Manic Monday” reminiscent “crystal blue stream of desire and erotic rebellion that parades through their hearts and minds”, you can see he’s got a point. The beanfeast of sugary harp, horns and guitar may be over the top, yes, but so’s catwalk fashion and opera and Christmas! There’s a time and place for moderation and this swirling mass of halcyonic loveliness isn’t one of them

(appunto)

Il sito prince.org, una pagina curata da fans accaniti di Prince ed esegeti assidui ed accurati del prince-pensiero, scrive così:

“ ‘It was sappy and just plain silly’ – says Susan Rogers of ‘Adonis and Bathsheeba’ – which she describes as a syrupy and sentimental ballad. “I mean, there’s romantic love and there’s syrupy love – this was pure saccharine. The chorus went ‘Adonis and Bathsheeba in a garden of love’ and a harp came on.  I was sitting there as quiet as possible but I had a laughing fit and I just couldn’t stop. And I was really embarrassed because I was sitting next to Prince and he asked ‘What’s the matter with you?’. I said, ‘I’m sorry, I just think the song is really funny’. And he said, ‘You don’t like the harp?’. He would often ask us our opinion. I said, ‘I’ve got to be truthful, I think the whole thing is just silly. I just don’t think it’s worthy of your best work’. He didn’t like criticism but we didn’t work much longer on it’. “

(sembra di vedere la scena: Prince che chiede a Susan il suo parere sulla canzone e lei che scoppia a ridere, lasciandolo interdetto)

(mi piace il punto in cui Prince chiede se per caso sia colpa dell’arpa, che renderebbe tutto sdolcinato)

(a dire il vero, mi piace ancora di più il passaggio in cui lui le chiede: ‘What’s the matter with you?’ – il che, probabilmente, è già indizio di un rapporto che stava incrinandosi, a mio avviso)

“The swooning, yearning music of ‘Adonis and Bathsheeba’ is clearly intended to summon thoughts of romance, but the overall result is disappointing due to the bland and insubstantial melody as well as Prince’s quivering, affected vocal delivery. The arrangement is cluttered and overwrought with strings, horns and other instruments competing for attention. 

The song was tracked in Prince’s home studio on July 27th 1986, shortly after he had completed the final version of ‘Dream Factory’. Eric Leeds added a saxophone part on the same day. Prince appears to be fond of it as the lyrics were published in ‘10,000’ magazine released in 1993 under his supervision. Furthermore, Eric remembers Prince commenting to him that he thought it was “one of the best lyrics” he had ever written. The song was one of the 17 chosen by fans during the ‘Prince: A Celebration’ week in 2000 for inclusion on a possible ‘Crystal Ball Volume 2’ album’” 

Il sito thecurrent.org analizza in particolare le radici artistico-letterarie legate a questo tema, partendo direttamente dal testo:

“In Prince’s sex-obsessed universe, even two historical people from different religious traditions were capable of getting it on with each other. “Adonis & Bathsheba,” an unreleased track from the period between Parade and Sign O’ The Times envisions steamy sex between the characters from Greek mythology and the Old Testament. Even though he was the product of an affair between his mother and her father (a union that happened because of a curse placed by Aphrodite, the goddess of love), Adonis turned out so incredibly handsome that Aphrodite took him as her lover for one-third of every year. However, he was killed by a wild boar, and his blood combined with nectar poured into his wound by Aphrodite. It landed in the soil, resulting in the blooming of the anemone flower

(e qui il riferimento ai fiori è chiarissimo: Eros e Thanatos, dentro un mare di fiori colorati)

Numerous Renaissance paintings, most famously by Titian and an early William Shakespeare poem, pair Adonis with Venus, the Roman equivalent of Aphrodite. But Prince created an altogether different mismatch by having Adonis going biblical with someone from the actual Bible. (…) Bathsheba was married to Uriah the Hittite, who was at war, when King David spotted her sunbathing on her roof and has her brought to him. This leads to a pregnancy, and the king puts a plan into action that would lead to Uriah being killed in battle so that he can marry Bathsheba. Their child dies shortly after birth, but she bears him a second child, the encounter in “Adonis & Bathsheba,” one of the comparatively few times in his catalog where he used a waltz rhythm, takes place in a garden, where ‘they dance by the crystal blue / Streams of desire and erotic rebellion that parades through their hearts and minds’

(ed ora arriva il momento di alleggerimento della situazione, da parte di Prince:)

They spy a gazebo, and they run towards it while they’re undressing. But, upon reaching it, they see there’s a slight problem:

‘There is no bed / How will they ever?’

Of course Prince has the answer:

“They decide 2 stand.”

(of course they did…)

Fonti:

  • princevault.com
  • YouTube
  • 500princesongs.com
  • thecurrent.org

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marialetiziacerica

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Lillian Morgan

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