#14 Endorphinmachine


 

 

No one screams like Prince

 

 

(commento di un fan, sotto il video di questo brano presente su You Tube)

 

Prince durante l’esibizione a Parigi

Esisteva davvero, una Endorphinmachine.

Una macchina che – a piacimento – somministrava endorfine. Le somministrava al solo Prince, però.

Egli l’aveva fatta realizzare sotto il suo palco. Si trattava di una piccola stanza da cui poteva controllare sound e riprese, anche durante il concerto. Era anche il camerino dentro il quale cambiava velocemente i suoi abiti, tra una sezione e l’altra dello spettacolo.

Un giornalista ha raccontato nei minimi particolari la sua immersione dentro questo piccolo antro, all’interno di un reportage che contiene anche un’intervista a Prince.

(o meglio: quella che sarebbe dovuta essere un’intervista a Prince, ma che aveva preso, da un certo momento in poi, una piega tutta sua, ma questa è un’altra storia)

Nel novembre del 1994 esce su «Guitar World» un interessante réportage (definirlo intervista è eccessivo, infatti: Prince, praticamente, per tutta la serata non spiccica parola, se non pochi monosillabi ed affermazioni di carattere provocatorio per il povero giornalista) realizzato da Alan Di Perna, che viene ammesso all’interno di uno strano camerino, incastonato proprio sotto il palco principale dello spettacolo. 

Questo camerino si chiamava appunto “Endorphinmachine”, come il brano di cui parliamo qui oggi.

Seguiamo la descrizione dalle parole dello stesso Di Perna:

 

«La sala è piccola, simile ad una caverna, arriva forse a cinque piedi di lunghezza, con un soffitto dorato basso e arrotondato, che digrada pian piano fino ad un pavimento coperto da un tappeto bianco come la neve. Lo spazio ha un aspetto lievemente claustrofobico e odora vagamente di sudore e Dio solo sa di cos’altro di tratti. Se esistesse un bordello a Disneyland, potrebbe somigliare a questo. All’estremità più larga di questa sorta di grotta, proprio dietro una tenda di velluto rosso, si trova una enorme console di mixaggio. Verso il lato più piccolo si trovano una toeletta a specchio ed una sedia simile ad un trono, rivestita in pelle di leopardo. Benvenuti nella Endorphinmachine, il santuario interno al palco dell’Artista precedentemente conosciuto come Prince. Chi altri – se non Prince, o come vuole ora essere identificato – potrebbe progettare un palcoscenico che include un luogo in cui The Artist può nascondersi dal suo pubblico?»

 

 

Tutto l’allestimento del tour era stato giocato su pesanti (almeno, per l’epoca) allusioni di natura sessuale.

Il Prince castigato e morigerato della seconda fase della sua carriera era ancora soltanto una vago puntino all’orizzonte.

 

(per nostra fortuna)

 

Ecco ancora Di Perna:

« […] Prince ha progettato l’ingresso e l’interno della sua caverna di mixaggio come una replica stilizzata di un organo sessuale femminile, completa di un clitoride finto oro, alto circa due piedi. Questo particolare potrebbe sembrare sessista, ma bisogna ricordare che la scenografia complessiva comprende anche una massiccia torre d’oro che suggerisce sotto ogni punto di vista la particolare peculiarità anatomica dei maschi».

 

Quando parliamo di endorfine, trattandosi di Lui, sappiamo dunque a cosa facciamo riferimento: alla dimensione sessuale, al piacere che ne deriva.

Esistono su Internet diversi video in cui Prince esegue questo brano. 

A me, in particolare, piace quello in cui, il 5 maggio 1994, si esibisce all’interno di una trasmissione francese, “Nulle part ailleurs”.

Prince, durante l’esibizione a Parigi

(a Prince la Francia è sempre piaciuta: ha avuto case, lì, e amava molto il pubblico e la cultura francesi, totalmente ricambiato)

Una esecuzione brillante ed impeccabile, la sua.

(fino a qualche tempo fa circolavano anche dei video, registrati in bassa frequenza, delle prove del pomeriggio eseguite dagli NPG prima da soli, poi con Prince: si può vedere molto chiaramente, da questi frammenti, anche il modo in cui la band, a prescindere dalla presenza di Prince in quel momento, seguiva disciplinatamente alla lettera la sue indicazioni)

Nel corso di quella performance televisiva Prince suona quella stranissima chitarra dorata a forma di Love Symbol. 

(un grande, grandissimo, chitarrista come lui – Tom Morello – anni fa, ha affermato che uno degli indizi della grandezza di Prince, come chitarrista e solista, era anche quello di riuscire a tirar fuori degli assolo incredibili, da chitarre di norma impossibili da gestire, proprio come quella) 

La chitarra dorata a forma di Love Symbol

Quella sera di Parigi gli NPG sono al completo, si vede un Tommy Barbarella in gran spolvero e la sezione ritmica è davvero carica. Mentre canta è già ben visibile una scritta sulla guancia di Prince, come avviene molto spesso in quegli anni di lotta contro la Warner.

Tommy Barbarella

 

Esiste anche un secondo video, registrato sempre dal vivo, in cui lui, tutto vestito di rosso, indossa un magnifico cappello nero decorato ed impreziosito  da papaveri rossi. 

(o si tratta di ranuncoli?)

Cappelli coi fiori e dove trovarli

(sul rapporto e sull’amore viscerale che Prince nutriva nei confronti dei cappelli – sarà necessario, prima o poi, ritornare: si tratta di un elemento troppo importante, all’interno della sua estetica)

 

Veniamo al brano ed ai suoi aspetti di carattere tecnico. 

È la seconda traccia dell’album The Gold Experience. Il primo album siglato con il Love Symbol e pubblicato nel giugno 1994.

La sessione di registrazione avviene il 2 gennaio 1993, all’interno dei Pasley Park Studios. Le sovraincisioni si allungano addirittura fino al 1995.

Partecipano alla sessione tutti gli «NPG»: Michael B. al basso, Tommy Barbarella alle tastiere, Michael B. alle percussioni, Mr. Hayes, anche lui alle tastiere: la medesima formazione della registrazione televisiva francese e anche del secondo video di cui ho parlato.

Prince ha continuato ad eseguire questo brano all’interno di diversi tour, nel corso della sua carriera: dal 1993 fino al 2014.

 

La pagina «500princesongs.com» sottolinea come esistano due versioni registrate in studio di questa canzone, piuttosto diverse tra loro ed è del parere che ognuno può scegliere la sua preferita, a seconda dell’intensità delle sfumature che è disposto ad assorbire da esse.

Sono le urla aggressive/liberatorie di Prince quelle che colpiscono il critico di questa pagina:

 

«Altri due urli di natura orgasmica capaci di far scoppiare i neuroni abbelliscono la parte del climax: uno è così potente da far esplodere la musica. Questo è ciò che Endorphinmachine è in grado di provocare in te. È chiaramente un derivato dalla Excessive Machine, che, all’interno del film Barbarella [uno dei film feticcio di Prince, da sempre], ti dà piacere fino a portarti alla morte».

Una ulteriore riflessione a posteriori, del critico di 500princesongs.com:

Michael B. – di spalle – al basso, durante l’esibizione di Parigi

 

«È così [con una macchina come questa] che egli ha ucciso il suo “personaggio” Prince? Il sample “Prince està muerto” è doloroso da ascoltare, oggi, ma la sua collocazione alla fine di questa canzone suggerisce che la sua prima incarnazione [Prince] è stata eliminata con una overdose di endorfine fino al livello 11».

 

(in effetti, è dolorosa da sentire, quella frase: quando ascolto questa canzone, la interrompo sempre, prima che essa venga pronunciata)

 

Di cosa parla questo brano? Di nulla, in realtà, appartiene quasi integralmente alla sezione che ho già definito come “cazzeggio allo stato puro”, giochi verbali ed incastri che si inseguono l’uno con l’altro.

Ci sono, però un paio di passaggi importanti:

uno, nella prima strofa, che ha nello sfondo un sentore sarcastico:

 

“[…] aspetta qui, torno subito, ho un nuovo trucco dentro il portabagagli della macchina, una specie di film, ma tu sei la star”.

 

(il “trucco” sarebbe appunto la Endorphinemachine)

 

“Spingi Uno per il denaro, Due per i sogni”:

(dunque puoi fabbricarti la tua realtà su misura: basta spingere il bottone giusto, tutto qui)

 

È nel bridge, nella sua parte finale, che, però, si trova il passaggio importante: Prince fa un riferimento diretto all’uccisione del suo personaggio ed alla trasformazione – voluta da lui – in qualcosa di volutamente diverso. Il “suo” tema di quegli anni. La sua lotta di quegli anni. La lotta per la libertà dai vincoli.

 

“[…] ogni tanto arriva il momento in cui ti devi difendere, il tuo diritto di morire e di vivere di nuovo […]”

 

E, dal pianeta delle metamorfosi esistenziali, per oggi è tutto.

 

 

Absolutely brilliant, this song excites my senses in such a profoundly good way!

(commento di un fan, sotto il video di questo brano presente su You Tube)

 

 

(amen)

 

 

Fonti:

  • princevault.com
  • Alan Di Perna, “Il chitarrista precedentemente conosciuto come Prince”, «Guitar World», novembre 1994
  • 500princesounds.com
  • Rolling Stone, 18 maggio 2016, intervista a Tom Morello


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