#2 Days of Wild


«Prince in teacher mode. Showing off his students. That’s one funky recital!»

(dai commenti presenti su YouTube, sotto il filmato di Days of Wild registrato il 17 luglio 2013)

concerto del 2013

La parte migliore di questo brano – nell’edizione live pubblicata su Crystal Ball – è nel coro dei fan che, verso la fine, incitati dal lui a ripetere lo slogan Free the slave! – aggiungono spontaneamente «Play that muthafucking bass!»

(ti decidi a suonare quel fottuto basso, una buona volta?!)

…e lui – obbediente – alla fine, esegue. 

Era il 9 dicembre del 1995 e Prince aveva registrato questa traccia live a Paisley Park.

Days of Wild compare qua e là anche in molte altre versioni, compresa quella del 2013, trascinante, entusiasmante, suonata insieme alle “3rdEye”, realizzata attraverso interpolazioni di parti di Ain’t Nobody, Don’t Stop the Music e di Family Affair.

(il gesto di abbassare gli occhiali, in quel video del 2013, mentre saluta il pubblico ed esce di scena, è decisamente tutto “suo”)

Prince che abbassa gli occhiali, nel 2013

Per Prince, Days of Wild è un brano rilevante, dunque, eseguito più o meno regolarmente nei tour a partire dal febbraio 1994 per arrivare fino a novembre 2015.

Nella versione pubblicata sull’album – registrata live – sono presenti molte campionature.

(hold onto your wits!– è una di queste e arriva da Ninety-9,  rapper che Prince aveva messo sotto la sua ala protettiva)

(ma anche il coro che fa da sottofondo: ahahahhha)

(ma anche: welcome to the dawn – una sorta di marchio princiano degli anni Novanta, caratterizzati dal tema dell’alba, the dawn, appunto)

Su YouTube circolano alcune riprese di un concerto del febbraio di quello stesso anno – il 1994 – tenutosi a Minneapolis probabilmente. 

concerto del 1994 e One Eye Bass

Una versione, per così dire, basic (rispetto a quella collocata poi nell’album), all’interno della quale Prince suona il basso per tutto il tempo. 

(lo One Eye bass custom

La base ritmica è sostenuta anche da Sonny T., sempre al basso, ma Prince, in questo caso, suona questo strumento come se si trattasse di una chitarra.

(né più né meno)

(da notare che la registrazione presente su Crystal Ball vede invece la presenza di Larry Graham al basso, al posto di Sonny T., ad indicare che nel 1994 Graham aveva già fatto capolino nella vita di Prince)

Il testo è uno dei tanti testi di Prince carichi di giochi-di-parole-doppisensi-battute-volgari.

(tutti elementi che – di lì a poco – egli avrebbe allontanato dalle sue canzoni: siamo a pochissima distanza dalla ripulitura generalizzata di tutto il suo repertorio, che sarebbe a breve iniziata)

Il ritmo è funk. 

Un funk fortemente ritmato. La struttura è abbastanza semplice, una di quelle (frequenti in lui e nel funk) che tendono quasi ad avvitarsi su se stesse, per diventare in questo modo ipnotiche, per dare spazio al ritmo ed ai giochi verbali del testo.

Prince canta, ma non canta. 

Non è rap, ma non è nemmeno cantato. Una sorta di testo salmodiato, una sua caratteristica, ma anche uno stile che appartiene alla tradizione della musica black degli anni precedenti. Qualcosa che lui – come afferma all’interno di una intervista di quegli anni – pesca da James Brown. 

Il sito «Ultimate Prince», a proposito di questo brano (qui definito: “an infectious ode to individuality”, come fa anche  Jim Walsh, sul St.  Paul Pioneer Press, che parla di “a gritty, lean, supremely nasty coming-out baptism”) scrive:

Over a rubbery P-Funk inspired bass line and incessant “ahahahah”, Prince rap-sang his thoughts on gun violence, fashion conformity and misogyny”.

La strofa iniziale:

Break down/ This is a bust (Hold onto your wits!)/

All you sorry motherfuckers up against the wall/If you don’t 

play, bite the dust/ Cause in a couple of simple fuckin’ phrases

I’m gonna hip you to the fuckin’ place of/The brand new mad style, uh/

Cause these are the days of wild – hit me!

ci mostra il lavoro sulla ricerca della rima o dell’assonanza e la presenza a tappeto di un “lessico” volutamente spiazzante e volgare.

(che si ripete anche nella seconda strofa:)

Pop guns and weed?

Brother please!

We’re to wise for now, since the other 90’s was better suited for that biz

Back when Dick was fuckin’ Liz

Before soda pop had fizz

Don’t blame it on a jockstrap full of jizz

Mentality so insane

I got a Tech-9 to and it’s called my brain

Shoot another brother? Not today

Death from envy is the only way

Here I can tear shit up ‘cause that’s my style

And these are the days of wild – hit me! (Hold onto your wits!)

These are the days of wild (Hold onto your wits!)

These are the days of wild

(dove le allusioni ai temi sessuali, i doppi sensi si stratificano uno sull’altro, con la citazione dei problemi causati dall’uso di armi e droga)

(è comunque evidente, tra le righe, il periodo di rabbia profonda che Prince stava attraversando in quei mesi del 1994-95, nel pieno della sua trattativa per rescindere il contratto con la Warner)

I only knew one and never told her though

I thought about many times (Diss me?)

But that’s the kind of shit that make you check your mind

Is your blood type the type that flows

Or is your blood type the type just stereo?

A woman every day should be thanked

Not disrespected, not raped or spanked

And if a woman ever said I did

Uh, she’s a motherfuckin’ liar and I’m a set-up kid

And I can tear shit up y’all ‘cause that’s my style

And these are the days of wild – hit me! (Hold onto your wits!)

These are the days of wild (Hold onto your wits!)

Anche qui temi aggressivi, tono polemico, riferimenti, nemmeno troppo velati ad aspetti di natura autobiografica.

Ma c’è anche il momento “catartico”, che poi coincide con l’assolo:

Oh oh oh, by the way, I play guitar!

L’ultima strofa contiene ancora ironia e sarcasmo, nemmeno troppo tra le righe:

Tennis shoes and caps, now that’s phat

Up until the day another want to laugh behind your back

Sayin’ we all look the same, huh

God bless America, home of the brave

I’d rather dress to make a woman stare

I’m puttin’ on somethin’ that another won’t dare

It’s a freezer burn compared to cool

And if you still got loot, then who’s the fool?

Everybody want to take the stand

Mind your own motherfucker, let a man be a man

I can tear shit up y’all ‘cause that’s my style

And these are the days of wild – hit me! (Hold onto your wits!)

These are the days of wild – hit me! (Hold onto your wits!)

These are the days of wild – hit me!

Much props to the upside down double six

Baddest, freezer burnin’, head turnin’, make a brother yearnin’,

Sister walkin’ the face

You know who you are

For love

La versione eseguita dal vivo nel 2013 è stata largamente “depurata” da ogni elemento aggressivo e dalle parolacce, oltre a presentare una disposizione diversa delle strofe. 

concerto del 2013

(come è accaduto a tante delle canzoni di Prince degli anni precedenti la sua conversione ai Testimoni di Geova, con la conseguente revisione di tutto il repertorio: alcune canzoni erano state definitivamente eliminate dalle scalette dei concerti o avevano – come nel caso di The Cross – cambiato il loro titolo, oppure erano state rimaneggiate per adeguarle alle nuove esigenze ideologiche, alla nuova narrazione, quasi totalmente priva di spunti aggressivi e toni troppo forti)

 

fonti: princevault.com; ultimateprince.com; St.Paul Pioneer Press; YouTube

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